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IMPRONTE 2016

Storia della città e del suo territorio

attraverso le indagini di giovani ricercatori

“Esiste un mondo di passione, dedizione e rigore: è il mondo di studenti, laureati e giovani studiosi che indagano in ogni direzione la Storia di Venezia e delle terre che erano parte del suo dominio. Studi di politica, diritto, economia, religione, cultura e società che a volte vengono approfonditi con un faticoso cammino di ricerca post-universitaria, a volte finiscono in un cassetto o nella libreria di casa perchè la vita spinge a guadagnarsi il pane in tutt'altre occupazioni. Un tesoro sepolto di conoscenze e riflessioni maturati tra archivi, biblioteche, attività sul campo e mille viaggi da pendolari. Questo patrimonio è ora messo a disposizione di tutti, con il fine di far incontrare la ricerca universitaria ed il piacere di conoscere che proviene dai cittadini e con lo scopo di valorizzare le fatiche, il sapere e l'amore dei nostri giovani”.

Presentazione interventi

Sessione primaverile e sessione autunnale

Venerdì, 8 aprile 2016

Elisabetta De Anna

I matrimoni segreti nella Venezia del ’600. I sentimenti e le passioni nella ricerca storica

Abstract

Lo studio approfondito del sistema matrimoniale ha avuto il merito di mettere in evidenza come alcuni aspetti legati alla sfera sentimentale e soggettiva abbiano valenza nella ricerca storico-scientifica. Il matrimonio, per il fatto di essere stato a lungo soggetto ad una stretta disciplina da parte delle autorità ecclesiastiche, pubbliche, comunitarie e del lignaggio, si è presentato nella sua dimensione storica mutevole e dinamico. All’interno di questo studio rientra il caso dei matrimoni segreti, caratterizzati dal fatto di essere ritenuti totalmente leciti e validi dalla Chiesa, ma il cui riconoscimento non veniva confermato in sede civile. Tali matrimoni si presentavano come un tentativo di evitare una serie di conflitti e di contraddizioni che sarebbero sorti in caso di una unione regolare, ponendo attenzione alle esigenze dei singoli individui ed evitando però, al contempo, di mettere a rischio il patrimonio familiare.

Curriculum

Elisabetta De Anna si è laureata in Storia dal Medioevo all’Età Contemporanea presso l’Università Ca’ Foscari con una tesi relativa al matrimonio segreto e alle sue implicazioni sociali e culturali avvenute a Venezia nel 1600, nel periodo in cui il fenomeno prese corpo nella società.

Testi suggeriti:

Jean Gaudemet, Il matrimonio in Occidente, Società Editrice Internazionale, 1989.

Tiziana Plebani, Un secolo di sentimenti: amori e conflitti generazionali nella Venezia del Settecento, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 2012.


Lia De Luca

L’Istria veneta (1420-1797)

Abstract

L’intervento si pone l’obiettivo di illustrare al pubblico l’Istria veneta nel periodo 1420–1797. L’esposizione inizierà con un breve inquadramento storico dell’Istria sotto la Repubblica di Venezia, la sua conformazione territoriale e la suddivisione amministrativa. Seguiranno tre brevi letture tratte dai “Viaggi in Oriente di un nobile del Quattrocento: il pellegrinaggio di Milliaduse d’Este”, che mostrano l’Istria attraverso gli occhi di un uomo del 1440. La seconda parte della presentazione affronterà il tema delle migrazioni che coinvolsero l’Istria moderna, con riferimenti alle cause che scatenarono il fenomeno ed alle soluzioni proposte da Venezia. L’intervento si chiuderà con alcuni accenni ai rapporti di forza interni alla città istriana di Albona a metà del Settecento.

Curriculum

Lia De Luca è Dottore di ricerca in Storia sociale europea dal Medioevo all’Età Contemporanea presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. I suoi interessi scientifici vertono sull’antropologia giuridica e la storia sociale, in particolare sullo Stato da Mar veneziano nell’età moderna. Collabora a diverse ricerche riguardanti l’area istro-veneta. Nel 2014 ha pubblicato la monografia Albona. Un centro urbano dell’Istria veneta, Albona: Unione italiana comunità degli Italiani ‘‘Giuseppina Martinuzzi’’, 2014.

Testi suggeriti:

Dario Alberi, Istria: storia, arte, cultura, Lint, 2006.  /  Egidio Ivetic,  L’Istria moderna, 1500-1797: una regione confine, Cierre, 2010

Venerdì, 15 aprile 2016

Andrew Vidali

Il patriziato veneziano tra faida e onore nel XVI secolo

Abstract

Faida e vendetta erano forme di conflitto fondate sul linguaggio dell’onore e gestite dalle parentele. Si tratta di un fenomeno socio-culturale di lungo periodo che presenta punti di continuità e discontinuità tra Alto e Basso Medioevo, ma la più decisiva trasformazione avviene tra fine XVI e inizio XVII secolo, con la completa delegittimazione della giustizia privata e il prepotente inserimento delle autorità centrali nella gestione di questa conflittualità. Dopo aver fornito un’adeguata cornice contestuale della realtà veneziana e delle sue peculiari istituzioni giudiziarie, attraverso la presentazione di alcuni casi-studio si illustreranno le modalità con cui, sul piano processuale, l’amministrazione della giustizia veneziana agì a inizio XVI secolo per contenere e canalizzare gli episodi di violenza patrizia entro binari socialmente accettabili. 

Profilo

Laureato nell’ottobre 2015 in “Storia Magistrale dal Medioevo all’Età Contemporanea” presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. La tesi di laurea, “Vendetta e parentela patrizia. Venezia, inizio XVI secolo”, è il punto di partenza per ulteriori studi del rapporto tra faida ed amministrazione della giustizia nella Dominante. Altri interessi di ricerca concernono i legami instaurati dal patriziato con i ceti interlocutori nel governo della Repubblica, i cittadini originari e le élites suddite.

Letture consigliate

-Furore: elaborazione di un’emozione nella seconda metà del Cinquecento / Claudio Povolo, Sommacampagna: Cierre, 2015, 109 p.

-La vita politica nella Venezia del Rinascimento / Robert Finlay, Milano: Jaca book, 1982, 381 p.


Marco Romio

Faida e potere nella Maina di fine XVII secolo: il caso di Liberachi Geracari

Abstract

La Maina, o Mani, è un’arida regione del Peloponneso meridionale con una lunga storia di autonomia dal potere esterno, sia esso veneziano o turco. La vicenda di Liberachi Geracari, uno dei figli più famosi di questa terra, è tradizionalmente legata ai fatti della Guerra di Morea: prigioniero a Costantinopoli, viene nominato Bey dal sultano ottomano Solimano II, nella speranza di contrastare l’offensiva veneziana; passato nel 1696 al servizio della Repubblica Serenissima, viene imprigionato dopo un anno e accusato di una nuova intesa con il turco; processato a Verona, muore nella città scaligera tredici anni dopo. Se la sua carriera militare è nota, assai meno rilevanza viene data alla faida che egli intraprese contro gli Stefanopoli, la quale influenzò profondamente il suo tentativo di creare un dominio stabile nella riottosa Maina.

Curriculum

Marco Romio, nato a Vicenza il 10 settembre 1991. Laureando magistrale all’Università Ca’ Foscari in Storia sociale dal medioevo all’età contemporanea, si occupa dei rapporti fra le istituzioni veneziane in Levante e le popolazioni soggette, con particolare attenzione al periodo del Regno di Morea (1685-1715).

Letture consigliate

-Patrick Leigh Fermor, Mani. Viaggio nel Peloponneso, Milano 2004

-Anastasia Stouraiti, Laura Carasso, Memorie di un ritorno. La Guerra di Morea (1684-1699), Venezia 2001


Venerdì, 22 aprile 2016

Eliana Biasiolo

Il Veneto austriaco: storie di giustizia nella prima metà dell’Ottocento

Abstract

I mutamenti che avvengono con il ritorno degli austriaci a Venezia e la formazione del Regno Lombardo-Veneto interessano profondamente anche l’amministrazione della giustizia. Cambia la “lingua” del diritto con l’introduzione dei nuovi codici imperiali e muta anche la struttura del processo: dal pubblico dibattimento, con la presenza degli avvocati, si passa al rito inquisitorio, gestito esclusivamente dai giudici, con un diverso sistema di valutazione delle prove e un controllo gerarchico delle corti superiori. Attraverso lo studio dei numerosi fascicoli, inerenti i processi penali, conservati in diversi archivi veneti e lombardi, si può osservare il transito dalla teoria del codice alla prassi dei tribunali, analizzando il pensiero, i sentimenti, i valori propri di ogni uomo presente in quelle aule.

Curriculum

Eliana Biasiolo ha conseguito la laurea in Storia presso l’Università Ca’ Foscari con una tesi sull’operato della corte d’appello di Venezia nel 1848-49. Ha collaborato a diversi progetti, mostre e pubblicazioni sia sul Lombardo-Veneto che sui rapporti tra la Repubblica di Venezia e il suo Stato da Mar. Il suo ambito di ricerca riguarda la storia veneta, con particolare attenzione alla storia delle istituzioni politiche e giudiziarie in epoca veneziana e nell’Ottocento.

Letture consigliate

Claudio Povolo, La selva incantata: delitti, prove, indizi nel Veneto dell’Ottocento, Cierre, Sommacampagna, 2006

Alvise Zorzi, Venezia austriaca. 1798-1866, Libreria editrice goriziana, Gorizia, 2000 (1985)


Umberto Cecchinato

Feste e balli pubblici a Venezia e nell’entroterra veneto nel Cinquecento

Abstract

I balli pubblici erano una componente fondamentale dei numerosi giorni di festa che interrompevano le attività lavorative nel Rinascimento. Diffusi sia nelle ville di campagna che negli ambienti urbani, i balli, oltre a soddisfare le esigenze ludiche, svolgevano importanti funzioni sociali e culturali. I comportamenti assunti dalle persone durante le danze fornivano dei modelli utili alla formazione dell’identità di genere; inoltre, le danze davano occasione allo svolgimento dei corteggiamenti che sancivano le nuove unioni tra famiglie. In senso opposto, i balli potevano trasformarsi in terreni di scontro: il loro carattere aggregativo li rendeva momenti privilegiati per la risoluzione di sanguinosi conflitti. Le numerose violenze che scoppiavano durante i balli pubblici causarono l’intervento delle autorità ecclesiastiche e secolari, a Venezia come nella Terraferma veneta. Per tutto il Cinquecento le autorità emanarono provvedimenti che colpivano le danze per garantire l’ordine pubblico e per cercare di allontanare tali pratiche dai luoghi di culto.

Curriculum

Umberto Cecchinato si è laureato in Storia dal Medioevo all’età contemporanea presso l’università Ca’ Foscari di Venezia nel 2013. Attualmente è allievo del corso di perfezionamento (PhD) in Civiltà del Rinascimento presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Egli rivolge i suoi interessi di ricerca allo studio dei rituali collettivi eseguiti durante i giorni di festa tra il XV e il XVII secolo, con particolare attenzione ai riti che prevedevano l’esecuzione di musica.

Letture consigliate

Alessandro Arcangeli, Davide o Salomè? Il dibattito europeo sulla danza nella prima età moderna, Viella, Roma, 2000.

Peter Burke, Cultura popolare nell’Europa moderna, A. Mondadori, Milano, 1


Venerdì, 6 maggio 2016

Valentina Dal Cin

 

Venezia, il Veneto e Napoleone (1806-1814). Élites vecchie e nuove per un mondo in trasformazione.

 

Abstract

Nel 1806 i territori veneto-friulani ceduti da Napoleone all’Impero asburgico in occasione del trattato di Campoformio rientrarono in orbita francese e furono integrati all’interno del Regno d’Italia. Per coloro che nel 1797 avevano vissuto in prima persona la fine della millenaria Repubblica di Venezia si trattò dell’ennesimo repentino cambiamento politico cui occorreva far fronte. Facendo “buon viso a cattivo gioco” alcuni personaggi sfruttarono le occasioni offerte da questo nuovo contesto cercando di inserirsi nell’élite napoleonica. Si trattò sia di esponenti dei vecchi ceti dirigenti (patriziato veneziano e nobiltà di terraferma), sia di “uomini nuovi” che grazie alle loro capacità furono autori di una brillante carriera. Fra i membri di questa élite uno spazio particolare sarà riservato al senatore Alvise Mocenigo, un patrizio veneziano che attraversò quasi indenne vent’anni di mutamenti politici e che riuscì a concretizzare l’utopia di una piccola cittadina agricolo-industriale modello (Alvisopoli) su imitazione del ben più famoso esperimento borbonico di San Leucio.

 

Curriculum

Dottore di ricerca in Scienze Storiche e Antropologiche presso l’Università degli Studi di Verona e specialista del periodo rivoluzionario e napoleonico, Valentina Dal Cin si è occupata della storia di Venezia e dell’entroterra veneto con particolare riferimento ai ceti dirigenti e ai mutamenti politico-istituzionali e sociali nelle fasi di transizione.

 

Letture consigliate:

Andrea Di Robilant, Lucia nel tempo di Napoleone: ritratto di una grande veneziana, Milano, Corbaccio, 2008.

Antonio Santelena, Napoleone I a Venezia, «Ateneo Veneto», a. XXX, vol. 1, fasc. II, 1907, pp. 213-241.

 


 

Giuseppe Catterin

Lissa, tra mito e antimito

Abstract

La battaglia di Lissa fu uno scontro navale che si svolse il 20 luglio 1866 nel mare Adriatico, nelle vicinanze dell’isola omonima, tra le flotte della kaiserliche und königliche Kriegsmarine e della Regia Marina Italiana. Fu la prima battaglia navale del neonato Regno d’Italia, la prima grande battaglia marina in cui vennero impiegate navi a vapore corazzate e l’ultima nella quale vennero eseguite manovre deliberate di speronamento. Politicamente e militarmente irrilevante, la sconfitta militare italiana assunse tuttavia un significato ben più profondo: Lissa divenne infatti un grave vulnus nella coscienza nazionale, capace d’incrinare a lungo, e profondamente, le certezze di una nazione che, durante il percorso di unificazione, si era proiettata in una dimensione guerriera. La sconfitta militare fu, dunque, una sorta di affronto da vendicare il prima possibile per poter soddisfare pienamente il processo di catarsi nazionale.

Curriculum

Giuseppe Catterin, nato a Treviso il 19 giugno 1992. Dopo aver conseguito la maturità classica presso il liceo “A. Canova” di Treviso, nell’anno accademico 2014/2015 si è laureato con lode in Storia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, con una tesi comparativa tra le fanterie comunali venete del Duecento e le cernide friulane del primo Cinquecento. Attualmente è laureando magistrale in Storia dal Medioevo all’Età Contemporanea sempre presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia

Letture consigliate: Venezia Austriaca”, Alvise Zorzi, Gorizia, Libreria Editrice Goriziana, 2000.

Il Leone di Lissa: viaggio in Dalmazia”, Alessandro Marzo Magno; prefazione di Paolo Rumiz, Milano, Il Saggiatore, 2003.

Viaggio in Dalmazia”, Alberto Fortis; a cura di Eva Viani, introduzione di Gilberto Pizzamiglio. Venezia, Marsilio Editore, 1987.


  

Venerdì, 30 settembre 2016

Cristina Setti

“Impronte” veneziane nel Mediterraneo: stato e società nelle isole Ionie fra Cinque e Settecento

Abstract

In età moderna le Isole Ionie costituivano la frontiera naturale tra il mar Adriatico, controllato dalla Repubblica di Venezia, e il Mediterraneo Orientale, teatro degli interessi contrastanti dell’Impero ottomano e di altre nascenti potenze europee. In questa lezione, dopo aver brevemente delineato le circostanze dell’acquisto di Corfù, Zante e Cefalonia, cercheremo di capire come Venezia si relazionasse ai sudditi di quei territori: in che modo, cioè, la Serenissima governasse delle isole strategiche e quali fossero, in pratica, i segni tangibili della sovranità veneziana in Levante. In un secondo momento, invece, invertiremo la prospettiva per entrare nel contesto sociale delle tre isole, cercando di cogliere le rispettive analogie e differenze, nonché i vari modi con cui esse reagivano agli stimoli e alle influenze del mondo levantino.

Curriculum

Cristina Setti è dottoranda di ricerca presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, dove è approdata dopo aver conseguito laurea e specializzazione in Storia dal Medioevo all’Età Contemporanea presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. I suoi principali interessi di ricerca vertono sulla storia istituzionale e sociale della prima età moderna e sulla storia del Mediterraneo, con particolare riguardo alla Repubblica di Venezia e allo Stato da Mar.

Letture consigliate:

Isole Ionie e Cicladi: Venezia tra Repubblica e feudalità, a cura di Mauro Scroccaro, Milano, Biblion, 2011.

Venezia e la difesa del Levante: da Lepanto a Candia 1570-1670, Venezia, Arsenale, 1986.


Piero Casentini

“E’ successo un ‘48”. Un percorso narrativo attraverso la rivoluzione veneziana e veneta del 1848-49

Abstract

Seguendo il percorso biografico del poeta Arnaldo Fusinato (1817-1888), ci si addentrerà tra le vicende rivoluzionarie del 1848 e ’49 a Venezia e nel Veneto. Una pagina di storia che ha lasciato profonde tracce non solo nella toponomastica, sulle lapidi e nei monumenti eretti in molte località venete, ma anche nella poesia, nella musica e nella letteratura, con riemersioni anche recenti, piuttosto inattese. Il titolo riprende un modo di dire che da più di cento cinquant’anni colora il linguaggio colloquiale, divenendo sinonimo di caos improvviso, baraonda generale. Seguiremo gli sviluppi politico-militari della rivoluzione dal punto di vista del giovane borghese Fusinato, al centro di una rete di amicizie e relazioni importanti ancorché poco note. Lo seguiremo, come un filo rosso, srotolarsi dai confini settentrionali del regno Lombardo-Veneto fino all’antica Dominante, passando per Vicenza e la prima battaglia del Risorgimento italiano.

Curriculum

Piero Casentini ha conseguito il titolo di dottore magistrale in Storia presso l’Università Cà Foscari di Venezia, discutendo una tesi di ricerca (relatore prof. Claudio Povolo, correlatore prof. Piero Brunello) sulla rivoluzione del 1848 nel Vicentino. Recentemente ha collaborato con INSMLI (Istituto storico per il Movimento di Liberazione in Italia) all’Atlante nazionale delle stragi nazifasciste. Si occupa di storia italiana tra Ottocento e Novecento.

Letture consigliate:

Paul Ginsborg, Daniele Manin e la rivoluzione veneziana del 1848-49, Torino, Einaudi, 2007..

Ippolito Nievo, Le confessioni d’un italiano, Venezia, Marsilio, 2000; cap. XXII, XXIII

Stanislao Nievo, Il prato in fondo al mare, Venezia, Marsilio, 2010


Venerdì, 14 ottobre 2016

Martino Mazzon

I banditi nella Repubblica Veneta tra fine ’500 e inizio ’600: una nuova maniera di affrontare un fenomeno antico riflessa nelle onti archivistiche

Abstract

Il periodo fra fine ’500 e inizi ’600 si caratterizza per l’introduzione di molte importanti novità nel rapporto tra i centri dominanti e le entità suddite, sia, più generalmente, a livello europeo, sia, in particolare, per quanto riguarda il caso della Repubblica di Venezia e specificamente per l’importante problema dei banditi. Anche qui si assiste ad una intromissione decisamente più spinta, da parte della Dominante, nelle questioni originatesi nei centri sudditi, che vengono quindi sottoposti a un controllo più rigido da parte, in particolare, del Consiglio dei X. Questa impostazione politica spinge necessariamente all’introduzione di nuove pratiche di conoscenza del territorio, anche attraverso la richiesta ai rappresentanti nei Domini di inviare i dati necessari perché possano essere elaborati. Ciò si riflette materialmente nell’attività delle segreterie delle magistrature veneziane, ancora oggi testimoniata dalla formazione di nuove serie archivistiche. A Venezia, però, buona parte di queste iniziative, anche nel campo della statistica, è destinata a non avere un seguito duraturo.

Curriculum

Martino Mazzon è laureando presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Si interessa, fra l’altro, di storia delle istituzioni e di storia veneta.

Letture consigliate

MELCHIORRE, M., Conoscere per governare: le relazioni dei sindici inquisitori e il dominio veneziano in terraferma (1543-1626), Udine, 2013.

POVOLO C., Zanzanù: il bandito del lago (1576-1617), Tignale, 2011.


Roberto Bragaggia

Guardare le montagne da Venezia. Territori, paesaggio e piccole comunità nel corso del ’600

Abstract

Durante il XVII secolo, Venezia riprese a guardare con rinnovato interesse a quei monti che i patrizi potevano talvolta scorgere dalla laguna. Sin dal Quattrocento, le relazioni con i territori alpini furono segnate da notizie di luoghi che pervenivano nella capitale attraverso i dispacci degli officiali, istanze, manovalanza migrante, e dagli interessi per il legname di cui la città aveva sempre bisogno. Nel corso del ’600, catasti particolareggiati, confinazioni di boschi, pascoli e montagne, relazioni sempre più fitte con le comunità di villaggio, portarono le montagne a prorompere nei tribunali veneziani. Processi, lettere, suppliche, terminazioni conservate negli archivi della Repubblica ci raccontano quei territori e quel paesaggio così lontano dalla città eppure così vicino…

Curriculum

Roberto Bragaggia (1975) è dottore di ricerca in storia. Bibliotecario e docente a contratto (Università di Padova) di Antropologia storica dell’età moderna. Studia il composito mondo alpino della Repubblica di Venezia, indagando in particolare le comunità di villaggio bellunesi e il loro ruolo nella costruzione della comunicazione politica con le istituzioni lagunari.

Letture consigliate

S. Barbacetto, “La più gelosa delle pubbliche regalie”. I “beni communali” della Repubblica di Venezia tra dominio della signoria e diritti delle comunità, Venezia 2008;

R. Bragaggia, Confini litigiosi. I governi del territorio nella terraferma veneta del Seicento, Caselle di Sommacampagna 2012.


Venerdì, 28 ottobre 2016

Michelangelo Marcarelli

Ai confini orientali. I rapporti tra Venezia e la Patria del Friuli tra Quattro e Cinquecento

Abstract

Il Luogotenente di Udine governava un territorio esteso e poco popolato, ma suddiviso in numerose giurisdizioni di cui erano investite famiglie aristocratiche, istituti religiosi, comunità, ognuna delle quali dotata di un tribunale con competenze civili e penali. Questo mosaico di poteri e la suddivisione della società in due fazioni (da una parte l'aristocrazia filoimperiale, dall'altra la massa dei contadini filoveneziani) costituiscono gli oggetti di studio ideali per cercare di delineare le caratteristiche del rapporto tra Venezia e Patria del Friuli nel primo periodo della dominazione della Serenissima.

Curriculum

Michelangelo Marcarelli si è addottorato in Storia sociale europea presso l'Università Ca' Foscari di Venezia. I suoi studi hanno riguardato principalmente l'amministrazione della giustizia nella Terraferma veneta e le comunità contadine friulane durante l'età moderna.

Letture consigliate

G. Cozzi, Ambiente veneziano, ambiente veneto. Saggi su politica, società e cultura nella Repubblica di Venezia in età moderna, Venezia, 1997

E. Muir, Il sangue s'infuria e ribolle. La vendetta nel Friuli del Rinascimento, Sommacampagna, 2010

S. Zamperetti, I piccoli principi. Signorie locali, feudi e comunità soggette nello Stato regionale veneto dall'espansione territoriale ai primi decenni del '600, Venezia, 1997


Francesca Brunet

 

‘‘La feroce mano assassina’’. Delitti, cronaca nera, processi e opinione pubblica nella Venezia di fine Ottocento. 

 

Abstract

Con l’annessione al Regno d’Italia, in Veneto vengono progressivamente introdotti i codici italiani e anche a Venezia è istituita una corte d’assise. Tale istituzione rappresenta, a suo modo, un cambiamento epocale: i dibattimenti, dopo decenni di segretezza prevista dalla procedura austriaca, tornano ad essere pubblici come lo erano in periodo napoleonico, i Veneziani vi assistono in massa quasi come fossero spettacoli teatrali, i giornali ne scrivono la cronaca. Si va insomma a formare una nuova opinione pubblica riguardante le pratiche giudiziarie e la repressione della criminalità. Alcuni casi concreti permetteranno di seguire da vicino questa importante novità.

 

Curriculum

Francesca Brunet si è laureata in storia a Venezia e si è addottorata presso le Università di Innsbruck e di Trento. Ha collaborato con diversi istituti di ricerca a Trento, Bolzano e Innsbruck e da novembre 2016 è borsista presso l’Università di Francoforte sul Meno. I suoi interessi di ricerca vertono sulla storia delle province italiane dell’Impero austriaco nel XIX secolo, con particolare riguardo alle istituzioni giudiziarie.

Lettura consigliata

M. R. Di Simone, Diritto e istituzioni nel passaggio dall’Impero d’Austria al Regno d’Italia, in Storia di Venezia, vol. IX, L’Ottocento e il Novecento, a cura di M. Isnenghi e S. Woolf, tomo I, L’Ottocento, Roma 2002, pp. 189-204.

NB: Per i testi citati nelle “Letture consigliate”, rivolgersi alla Biblioteca di Venezia-Marghera o al Circuito Bibliotecario del Comune di Venezia.

COORDINAMENTO SCIENTIFICO:

Claudio Povolo e Luca Rossetto

COORDINAMENTO ORGANIZZATIVO:

Iva Scarpa, Associazione Mozaik

Il progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione tra la Biblioteca di Marghera, l’Associazione Culturale Mozaik e il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Estratto dalla locandina e dal programma generale.

Biblioteca di Venezia-Marghera, Piazza Mercato 40/B – tel. 041 921600

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www.associazionemozaik.it

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