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Tessere di Mozaik

Elenco delle tessere di Mozaik attualmente attive

Karakalpakstan, terra incognita

 

Karakalpakstan, terra incognita

 

 

Non ci sono più tanti sentieri sconosciuti o luoghi inesplorati sulla Terra, ma il naturale desiderio di ogni viaggiatore è quello di percorrere rotte non tradizionali e vedere quello che le normali guide turistiche non offriranno mai.

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Ritorno a Vukovar

 

Ritorno a Vukovar

di Luciano e Lucilla Baldini

A metà novembre 2014, a distanza di 20 anni, sono tornato in Slavonia. Allora eravamo andati a consegnare aiuti alle popolazioni colpite dalla guerra stavolta ho partecipato ad un viaggio a Vukovar organizzato dalle associazioni Viaggiare i Balcani e Mozaik. Abbiamo visitato la cittadina sul Danubio proprio nei giorni in cui veniva commemorata la presa della città da parte delle forze serbe (18 novembre 1991). Per non perdere il ricordo di questi giorni ho scritto un piccolo abbecedario personale del viaggio.

 

A come ARCOBALENO

L'inizio della visita al cimitero monumentale di Vukovar coincide con la comparsa di ben due arcobaleni. Il pensiero va immediatamente ad un brano de “I racconti del vecchio Antonio” del subcomandante Marcos: “… io mi girai e vidi un arcobaleno che non andava e non veniva, che semplicemente stava lì, facendo ponti per i mondi, facendo ponti per i sogni …”

B come Baci

I serbi quando si incontrano si scambiano fra loro tre baci. Di saluti tra croati e serbi non ne abbiamo visto neanche uno.

C come Case

Gli edifici delle comunità ungheresi che abbiamo visto rimandano ad un passato contadino organizzato e razionale. Quelle diroccate fanno pensare ad un tempo inesorabilmente tramontato, quelle elegantemente ristrutturate rinviano ad una cocciuta speranza di rinascita.

D come Dolore

Dietro alle case scheggiate, sfondate, distrutte, come dietro alle facciate ristrutturate c'è stato tanto dolore e disperazione. Non c'è più il sangue ma gli uomini e le donne hanno ferite interiori profonde.

E come Erba

Il giorno della sfilata, l'erba del prato antistante il museo di Vukovar brillava sotto il sole.  La natura prosegue il suo corso nonostante l'opera dell'uomo.

F come Ferocia

Il museo di Jasenovac ci mostra anche gli oggetti (mazze, asce, etc...) con cui venivano uccisi gli internati (uomini, donne e bambini) del campo di concentramento: ferocia allo stato puro. Quella ferocia che solo l'uomo sa produrre.

G come Grandi e Grossi

Questi croati sono proprio grandi e grossi. Alti, massicci, volti spigolosi, gambe lunghe, piedi come palanche. Vicino a loro ti senti davvero piccolo e … no nero, no.

H come Hvala (grazie in serbocroato)

Questa parola è risuonata spesso durante tutto il viaggio. E' stata pronunciata da uomini e donne, da anziani e giovani, da persone conosciute e da gente che incontriamo per la prima e, probabilmente, ultima volta. Insomma in tanti, senza distinzione di nazionalità, ne fanno uso comune.

I come Ilija (accompagnatore a Vukovar)

Ilija con i suoi occhi sereni dietro gli occhialoni, il suo sorriso placido, i suoi silenzi e i suoi gesti ci ha raccontato molto di quello che capita ed è capitato da quelle parti. Il suo eloquio serbo a noi sconosciuto non ci ha impedito di capire.

L come Lucentezza

Anche nella penombra della sera, nel monumento sulla collina di Batina spicca la lucentezza dell'elmetto del tedesco sconfitto dai partigiani. Quel luogo è fantastico e il ripetuto toccare quel particolare da parte di numerosi visitatori, ora quasi assenti,  rimanda ad altre stagioni.

M come Matrimonio

Alex, uno dei nostri ristoratori, ci racconta di un matrimonio fra un serbo e una croata, il cui pranzo si è svolto nel suo locale. I partecipanti non vedevano l'ora che il convivio finisse: il suo racconto è uno dei momenti più struggenti del viaggio.

N come Nero

All'interno del corteo di Vukovar il nero prevale nell'abbigliamento dei manifestanti ed è di uso comune negli stendardi sventolati. Il passato che non vuole passare.

O come Odio

L'odio è un sentimento irrazionale, stupido, potente. Se c'è qualcuno che lo semina, organizza, coltiva, può costruire mostruosità enormi. A Vukovar se n'è prodotto a iosa e pure oggi non ci si risparmia.

P come Pace

Non abbiamo trovato in nessun luogo un segno di pace, nemmeno nelle chiese e nei templi. In verità una piccola colomba di carta era racchiusa nella rivista che ci hanno regalato al Museo di Vukovar: un messaggio troppo piccolo e troppo fragile.

Q come Quiete

Lo scorrere placido delle acque del Danubio infonde un profondo senso di quiete. Osservarlo a lungo da quasi una sensazione di straniamento dagli affanni terreni. Eppure proprio qui si sono perpetrate barbarie inaudite.

R come Raggio

Un ultimo raggio di sole s'infila all'interno del monumento che segna la campagna di Ovcara. Qui la terra ha inghiottito le vittime di una strategia più grande di loro.

S come Sotterranei

Visitando i sotterranei dell'ospedale di Vukovar, in un corridoio di cemento armato, chiuso da boccaporti di ferro, giungono suoni lontani di registrazioni audio del tempo dell'assedio: l'emozione ti prende alla gola.

T come Tempo

Ilija per descrivere la drammaticità dell'assedio ci racconta anche delle tante ore necessarie per compiere brevi tragitti all'interno della città; le pallottole e le granate dettavano il tempo!

U come Uguali

Qui le bambine e i bambini non sono uguali. I croati vanno a scuola con i croati, i serbi con i serbi: così non c'è futuro.

V come Volti

I volti delle foto esposte sulle lapidi dei vari cimiteri rinviano ad altre epoche, fanno immaginare  storie dolci o tribolate, bellissime o difficilissime. I segni delle pallottole e delle bombe hanno tentato di cancellare anche queste storie.

Z come Zvezda (Stella in serbocroato)

Nel bar serbo di Borovo Selo, in una nuvola di fumo e in un effluvio di birra, il tempo si è fermato sotto la stella rossa e la sigla C (Crvena) e Z (Zvezda). Il silenzio, proprio di un giorno di lutto, segna la drammaticità di uomini costretti dal passato a rinunciare al futuro.

 

Marocco, l’Oriente a Occidente

Marrakech

La città-mito è la destinazione di una vacanza che ha il sapore della scoperta. Luoghi, persone, tradizioni, sapori e sorrisi che rimangono impressi per sempre nel ricordo tra cuore e ragione. E, come tutte le scoperte, è grande il piacere di poterle condividere e raccontare.

di Greta Vianello 

Sono partita la notte dell’ 11 Ottobre, giorno del mio 24esimo compleanno, infreddolita nel corpo (partenza da casa alle 4…)  ma calorosa nel cuore perché la mia indole è di conoscere il maggior numero di luoghi e Paesi diversi e incontrare le persone che vi vivono.  Purtroppo l’inizio non è stato dei migliori: insieme a me non è arrivata la mia valigia! Contrattempi a parte, io e altri passeggeri abbiamo recuperato le nostre valigie nella tarda nottata. Nell’attesa, abbiamo visitato la piazza principale della città, la famosissima Jama el Fna.. Non serve nemmeno accennare al fatto che eravamo costantemente al centro dell’attenzione di tutti, soprattutto di giovani uomini. Il netto contrasto (a livello prettamente fisico) affascina molto il folto popolo dei venditori. Con ogni scusa tentavano di abbordarci o fermarci per intrattenere conversazioni in molte lingue, cercando di indovinare il nostro paese d’origine o semplicemente per avere una foto ricordo con noi. Io mi prestavo nella maggior parte dei casi, tranne quando cercavano di vendere cose non specifiche o quando volevano portarci in luoghi non molto sicuri. Il benvenuto in hotel è stato molto caloroso. Ci sentivamo come delle regine di un paese lontano, ricevute con tutti gli onori. Ci hanno fatto accomodare, bere il famoso the berbero che consiglio a tutti, e senza complimenti un signore gentilissimo ci ha portato in camera le valigie come  se fossimo due pascià.

Direi che per chi come me soffre il caldo afoso e umido, andare in Marocco nel mese di Ottobre o Novembre è l’ideale perché il caldo è secco e non torrido come potrebbe essere invece nei mesi estivi. Le attività che si possono svolgere sono molte e per chi lo desidera ho anche i nomi di molti ristoranti e bar da suggerire in cui fermarsi anche semplicemente per ammirare la città dall’alto. E per chi proprio non riuscisse a  mangiare cibo marocchino per più di due giorni ci sono diversi ristoranti italiani molto buoni nei quali rifugiarsi  nei momenti di crisi culinaria acuta J

Ovviamente non potevo saltare l’esperienza cammello e quad nel deserto. Che dire! Meraviglioso e da ripetere per chi vuole provare cose nuove nella vita.  Come verso ogni cosa, ero un attimo intimidita ma con un po’ di coraggio mi sono affidata alle sensazioni che mi trasmetteva il luogo e ho guidato sia un cammello che un quad! Le persone sono cosi cordiali che quasi mi sono stupita!

In Marocco la lingua nazionale è l’arabo ma parlano fluentemente il francese (leggere la storia, mi raccomando!) ma se vi esprimete in inglese o in spagnolo i più giovani vi capiscono  benissimo perché lo imparano a scuola, almeno quelli che la frequentano ancora! Nel souk, come mio solito, mi sono intrattenuta a parlare con dei commercianti molto gentili. Ah, quasi dimenticavo: per fare le foto meglio chiedere e non farsi etichettare come i soliti italiani che fanno foto a tutto e a tutti senza chiedere e sembrare quindi dei maleducati. Il più delle volte vi diranno di si; anzi vorranno una foto ricordo ”… con voi belle ragazze italiane …”; altre invece bisogna accettare un cordiale rifiuto col sorriso, anche se in tutta onestà io senza flash e con molta nonchalance riuscivo comunque a cogliere qualche sprazzo di vita quotidiana e privata.

Oltre ad aver visitato Marrakech nella sua bellezza e realtà e alle escursioni accennate, abbiamo visitato l’antica residenza estiva del  sovrano del Marocco in tutta la sua maestosità. Un giorno abbiamo fatto un’ escursione più lunga e siamo andate in una città a 300 km: Essaouira. È un porto molto importante, sulla costa Atlantica e mi sono sentita ancor più a casa nel vedere il mare, le barche e i marinai che intessevano le loro reti. Ma ero ancor più elettrizzata dal fatto che avrei messo i piedi nell’oceano per la prima volta nella mia vita! Potete immaginare la mia impazienza quel giorno!

Suggerisco Marrakech come meta per una vacanza e, insieme, di lasciare a casa i  pregiudizi. Quelli non vi serviranno. Non servono mai. Gli abitanti sono persone fantastiche, gentili e sempre pronte a dare una mano per come possono. Forse, secondo i nostri canoni, a volte sono un po’ troppo insistenti, ma basta farsi valere, come in ogni momento della vita, con gentile fermezza.  Non esitate a chiedere indicazioni, vedrete che molte volte vi accompagneranno fino al luogo in cui desiderate andare (specificate però che non li pagherete, anche perché se la polizia vi vede verrete multati entrambi!!! ) e, ovviamente, non esitate a contrattare sui prezzi perché è proprio ciò che vogliono. (Non sapete quante cose ho pagato meno della metà del prezzo indicato!). Chiedete e parlate perché a meno che non siano troppo anziane, le persone vi racconteranno molto volentieri del loro popolo e delle loro tradizioni. Date qualche mancia in piazza perché sarà un modo per poter partecipare a qualche loro ritrovo tradizionale (n piazza infatti la sera si riuniscono tutti attorno  a una persona che racconta aneddoti e leggende del proprio popolo ).

Da provare assolutamente il cous cous  di carne o verdure ma attenti : le porzioni sono giganti, un piatto vale almeno per due persone; il tajine è ottimo e il the berbero è, come diciamo noi, un must. Per le appassionate di dolci come me, vi consiglio di fermarvi alla terrazza delle spezie nel centro della piazza principale di Marrakech, Jama el Fna, e prendere i dolcetti tipici, quasi tutti a base di miele, mandorle e frutta  secca .. però, chi è allergico, faccia attenzione: non c’è l’abitudine di indicare tutti gli ingredienti di ogni cibo! 

Purtroppo, per chi è amante degli animali, specialmente dei cani come me, non riuscirà a non versare qualche lacrima guardando cani randagi ovunque. In Marocco non si tengono animali in casa e tutti sono abbastanza noncuranti nei loro confronti. Gli animali infatti si cibano di ciò che trovano per strada e grazie alla compassione dei turisti che spesso donano loro un po’ della propria colazione, come ho fatto io.

Attenti agli incantatori di serpenti! Se sentite un suono simile ad un flauto, stile musica di Aladin, non avvicinatevi e non entrate in contatto visivo con le persone perché vi invitano a guardare i serpenti e poi ve li lanciano addosso correndovi dietro per riprenderli!  Da matti penserete.. ecco ora che lo sapete potrete stare più accorti.

Per chi invece è abituato a piccioni o colombe, potrete trovare dei ragazzi che in cambio di qualche spicciolo vi permetteranno di far loro qualche foto e poi vi metteranno sulla testa  una colomba abbastanza grande (e pesante) per voler una foto ricordo assieme a voi. Mi è capitato e da veneziana mi ero ripromessa di non farmi mai e poi mai mettere un piccione sporco sulla testa… ecco, vedete in 0,2 secondi ho fatto una cosa che non avrei mai e poi mai pensato di fare. Ma ciò fa parte della cultura e mi sono prestata a questa strana pratica uscendone con un grasso sorrisone che porterò nel cuore.  Fatelo e non abbiate paura.

Le scimmie sono il pezzo forte. Non ne avevo mai vista una da così vicino. Purtroppo sono legate ad una catena all’uomo che per qualche euro le obbliga tutto il giorno a salire sulla testa dei turisti per delle misere foto e avere in cambio una nocciolina.

Non potete non andare nel souk e non comprare delle spezie da portare a casa. Io che non sono uno chef in cucina, non ne conoscevo moltissime ma ho trovato un signore di nome Mohammed (sembra si chiamano quasi tutti cosi ed è difficile trovare qualcuno se lo indichi solo con questo nome… ) il quale, molto gentilmente, mi ha spiegato a cosa servivano e come si usavano così che dal mio ritorno le uso e sono molto soddisfatta dei gusti, ma dispiaciuta per averne comprate poche! Un motivo in più per tornarci!

Dal Marocco proviene l’Olio di Argan, prodotto molto famoso e molto usato nella cosmetica. I frutti dell’albero (Argania spinosa) sono il cibo preferito delle capre le quali si arrampicano sugli alberi per mangiarne i semi, molto nutrienti. Non dimenticate di visitare almeno una delle cooperative dove ancora estraggono l’olio a mano. Si trovano lungo la super strada per Essaouira. Sono cooperative femminili e realtà economiche molto importanti per le donne marocchine. Oltre a ciò, non rifiutano una simpatica fotografia.

Non siate timide negli attraversamenti pedonali! Fatevi valere anche lì e J ricordate che, da donne,  verrete trattare con severità da alcuni uomini ma voi siate sempre gentili e mai arroganti. All’inizio comunque vi sembrerà di andare incontro alla morte!  Ogni volta che dovrete attraversare una strada di appena 10 metri vi sembrerà una sfida, ma appena capiranno che siete sicure vi lasceranno dei piccoli passaggi (mica si fermeranno! È chiedere troppo!)  tra cavalli che trainano  carrozze, bus, macchine, carri e scooter con almeno 3 persone sopra, senza casco ovviamente.

Indossate ciò che volete ma siate rispettose. È vero che abbiamo uno stile di vita completamente diverso, oltre a dare molto nell’occhio, ma in alcuni momenti del giorno è giusto coprirsi nel rispetto degli anziani che pregano molto e tengono al rispetto della loro religione e al decoro della città.

Alla fine, cosa ci costa? Ricambiamo la loro gentilezza vestendo in modo meno europeo e provocatorio per qualche giorno di permanenza.

Spero di avervi invogliato a visitare il Marocco. Sono sicura che tornerete più ricche di esperienze e più desiderose di riempire nuovamente la valigia e ripartire per qualche altra meta.

Almeno a me è successo cosi. Allora, che aspettate? Buon viaggio!

 

Fam Trip Israele

 

Palestina, Terra Santa, Israele

Viaggio educativo-promozionale - dal 30 ottobre al 4 novembre 2015

di Greta e Barnaba Vianello

Ci incontrammo che era ancora notte per andare all’aeroporto. Sapevamo che non sarebbe stato un giorno qualunque né che lo avremmo mai dimenticato. Decidere di tornare o di andare in Israele per la prima volta è cosa che sempre stupisce i nostri interlocutori. E’ il viaggio del “ritorno alle sorgenti” per il pellegrino; uno dei più interessanti per l’archeologo; un pozzo senza fine per lo storico e così via. Semplicemente, è il viaggio emotivamente più coinvolgente e straniante per il forte impatto con una dura realtà difficile da definire e da capire, per la sacralità dei luoghi di culto delle tre religioni monoteiste, per la bellezza dei deserti e delle pianure coltivate, della riva del Mediterraneo come del mar Morto e del lago di Tiberiade, delle città israeliane e palestinesi, antichissime e moderne. Una terra costantemente in bilico tra contraddizioni, convivenza, ragioni e torti. Ci fermammo davanti le porte di Gerusalemme per riflettere un momento sul suo essere “la città della pace”. Ci fermiamo qui perché troppo e lasciamo che siano le nostre fotografie a raccontarvi la nostra straordinaria esperienza e vi auguriamo: 

“… l’anno prossimo, a Gerusalemme…”

 

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